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Corpi esposti. Drammi, pratiche e cura del desiderio mimetico

12.10.2016
Nel contesto antropologico contemporaneo di dualismo tra corpo/mente esasperato dall’alta esposizione di tutti al desiderio mimetico di un corpo divino e di un corpo plastico, manipolabile, sostituibile, intercambiabile, il teatro e le arti performative svolgono un doppio ruolo di critica e di proposta, in cui la costruzione e la cura delle persone, della comunità, del tessuto sociale passa attraverso il lavoro con il corpo e sul corpo, singolare e plurale. Questo numero di Comunicazioni Sociali, intitolato "Corpi esposti. Drammi, pratiche e cura del desiderio mimetico" e curato da David Le Breton, Giuseppe Fornari e Claudio Bernardi, tratta i temi dell'esposizione dei corpi nella società dell’immagine, dello spettacolo e dei social media attraverso in due sezioni, una critica e l’altra esperienziale. 

Quattro saggi critici mettono in luce le conseguenze disumanizzanti dello sguardo irresponsabile nel vedere e essere visti, già denunciato dai Padri della Chiesa nei primi secoli del cristianesimo; dell’ibridazione uomo-tecnologia che pregiudica la responsabilità, l’unicità e l’irriducibilità del corpo; del commercio, dell’uso e della permanenza in internet dei “corpi elettronici”, distinti dai corpi virtuali perché si riferiscono a individui reali e quindi aventi diritto all’oblio; della “magia nera” con tendenze persecutorie e sacrificali dei media nei momenti di crisi, reinventata e modernizzata secondo  Karl Kraus con l’avvento della stampa (“sbatti il mostro in prima pagina”).

Nella seconda sezione, “corpi in gioco”, si illustra, con la presentazione di sei significativeesperienze di teatro sociale e di comunità, la possibile cura dei mali dei corpi esposti, vittime del desiderio mimetico. Si parte dai positivi giochi mimetici dei bambini nelle scuole materne per arrivare ad affrontare i casi difficili degli adolescenti alle prese con il sexting e il cyberbullismo, delleragazze affette da disturbi dei comportamenti alimentari che negano il proprio corpo, deidisabili stretti tra le rappresentazioni del corpo perfetto dei medici e quelle pietistiche dei media, e delle donne di Forcella, uno dei quartieri difficili di Napoli. Ancora in questa città, nel quartiere malavitoso di Scampia, la compagnia Punta Corsara ritenta, come fecero, negli anni Settanta, gli attori De Berardinis e Perla Peragallo nel paese industriale di Marigliano, il connubio tra vita e teatro, estetica e sociale.

 

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