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50 anni di ricerca e riflessione: una mappa ragionata

15.03.2016

Comunicazioni Sociali, con i suoi 50 anni di storia, è certamente la rivista di comunicazione più longeva in Europa. Quelle più accreditate nel panorama internazionale vedono infatti la luce non prima della fine degli anni '70 (Media, Culture and Society, per esempio, nasce nel 1979).

In questo mezzo secolo la rivista ha potuto accompagnare tutte le tappe dell'evoluzione dei media, a partire dalla televisione fino al digitale, nonché la nascita e istituzionalizzazione di nuovi oggetti delle scienze sociali e umane, dall'audiovisivo alla pubblicità al teatro sociale.

Grazie al legame privilegiato con la Scuola superiore delle comunicazioni sociali, la rivista si è posta sin dall'inizio come luogo di condivisione ed elaborazione di una linea di riflessione insieme comune e articolata dentro l'Università, e come interfaccia con il dibattito più avanzato, in una prospettiva sia nazionale che internazionale, ospitando riflessioni di intellettuali quali Umberto Eco, Francesco Alberoni, Franco Rositi, Alberto Abruzzese, Lidia Menapace, Alberto Farassino, Benvenuto Cuminetti e poi molti altri nel corso dei decenni.

Grazie a questo stesso rapporto privilegiato la rivista ha anche da subito pubblicato i risultati di ricerche nazionali e internazionali, valorizzando i contributi di importanti centri di ricerca così come quelli di giovani studiosi, in una circolarità feconda tra teoria, ricerca sul campo, prassi.

Oltre a una prospettiva insieme storico-critica e aperta all'attualità, è il taglio interdisciplinare - che rispecchia l'articolazione plurale dell'Istituto di Scienze della comunicazione e dello spettacolo, poi Dipartimento - a definirne l'originalità nel panorama delle riviste sulla comunicazione, tradizionalmente divise tra scienze sociali e humanities: qui i due sguardi, già plurali al loro interno, non sono contrapposti, ma convergono sui diversi oggetti, aprendosi anche a contributi altri, dalla teologia al marketing.


La prospettiva sulla comunicazione

Un tratto distintivo di Comunicazioni Sociali è la prospettiva 'integrale' sulla comunicazione: la comunicazione mediale e quella dal vivo sono infatti considerate non come ambiti distinti, ciascuno con la propria cornice teorica e strumentazione metodologica, bensì come due facce di uno stesso fenomeno, che si illuminano a vicenda. Come ha scritto il fondatore Mario Apollonio nella premessa al primo numero «abbattiamo ogni schermo tra forma verbale e forma visiva».

La comunicazione, dimensione antropologica per eccellenza, è un fenomeno 'totale' e la ricchezza del fenomeno è esplorata in tutte le sue componenti e nel loro intreccio, attraversando confini e contaminando prospettive, senza rinunciare al rigore dell'analisi.


Breve cronologia dei cambiamenti più importanti

   

Come racconta la galleria delle sue copertine storiche, la rivista nasce nel 1966 con il titolo Annali della Scuola superiore di giornalismo e mezzi audiovisivi, che già l'anno successivo diventa Annali della Scuola Superiore delle Comunicazioni Sociali. Nel 1979 assume il titolo attuale, Comunicazioni Sociali, Dal 2010 il comitato scientifico si internazionalizza, e nel 2012 quasi la metà dei componenti sono stranieri. Dal 2012 Comunicazioni Sociali è nella fascia A del sistema di classificazione ANVUR delle riviste scientifiche, una delle pochissime tra quelle di comunicazione.

  

Nel 2014 il sottotitolo adottato nel 2001 “Rivista di media, spettacolo e studi culturali” viene tradotto in inglese (Journal of media, performing arts and cultural studies) come segno di un'apertura internazionale sempre più decisa, nella consapevolezza di poter portare un contributo di originalità e spessore a un dibattito ormai globale. Per questa ragione e per facilitare la massima diffusione almeno il 25% di ogni numero è in lingua diversa dall'italiano (prevalentemente inglese, ma anche francese e spagnolo) e almeno l'introduzione e un articolo per ogni numero sono in open access.

  

Corona il percorso di internazionalizzazione e di diffusione sempre più ampia proprio nell’anno del cinquantesimo, l’inclusione di Comunicazioni Sociali nelle riviste indicizzate da Scopus, la più grande banca dati di raccolta di abstract e citazioni di letteratura a livello globale nel campo sulla ricerca e fonti web di qualità.


Una ricchezza da valorizzare

Per celebrare questi 50 anni di attività, il modo più efficace per mettere in luce il valore della rivista è lasciar parlare i fatti. A questo scopo, e per facilitare navigazione e consultazione, sono stati predisposti un Indice completo di tutti i numeri dal 1966 a oggi e un percorso di lettura articolato per le diverse aree che caratterizzano l'approccio interdisciplinare di Comunicazioni Sociali:

Oltre a questi ambiti consolidati, come si evince dall'Indice, emerge più occasionalmente la presenza di altri temi importanti, come la riflessione sul linguaggio religioso e più in generale al rapporto tra fede e tecnologia (per esempio 2/1978, Evangelizzazione e mass media). Altro settore importante e ampiamente presente con contributi autorevoli è quello della comunicazione d'impresa (3-4/1990 La comunicazione d’azienda negli anni Novanta, a cura di Edoardo T. Brioschi).


Un'impresa corale

Comunicazioni Sociali non è una vetrina e nemmeno un semplice strumento, ma un luogo di confronto, scambio, condivisione non solo del presente ma di una storia e una memoria che rendono davvero unico il contributo che può offrire al dibattito nazionale e internazionale.

      

Se la rivista è durata nel tempo è per la cura che tanti le hanno dedicato, a partire dall'editore, i direttori (Mario Apollonio 1966-1971, Virgilio Melchiorre 1973-1995, Gianfranco Bettetini 1996-2011, Chiara Giaccardi 2012-), la redazione, con i suoi coordinatori, in particolare Annamaria Cascetta, alacre animatrice della rivista dal 1979 al 2000, e con il sostegno attivo di Dipartimento e Alta Scuola: Comunicazioni Sociali è un 'bene comune', nel senso pieno del termine. Un contributo alla riflessione sulla comunicazione, una risorsa identitaria per la 'scuola di Milano', un luogo di dialogo tra le discipline e le istituzioni, di trasmissione del sapere e di formazione per i più giovani.

Per riprendere un concetto caro al fondatore, Apollonio, Comunicazioni Sociali è anche una 'impresa corale', dove il coro è il «luogo dove si dispongono e si precorrono le partecipazioni attive»: luogo dove la comunità si riconosce e si interroga sul proprio destino; luogo dove si esprime il sentire comune, entro una visione condivisa ma nel rispetto delle pluralità, e dove l'analisi si accompagna alla critica costruttiva e all'assunzione di responsabilità, nella promozione di una partecipazione attiva ai processi in atto.

 

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