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CS50 | Teatro, Drammaturgia, Festa

13.03.2016

Nel primo numero degli “Annali della Scuola Superiore di Giornalismo e Mezzi Audiovisivi” (1/1966), Mario Apollonio scrive il fondamentale Rapporto sulla drammaturgia come momento attivo della cultura, in cui partendo dal presupposto che il «proprio dell’uomo» è la libertà e che «il problema della società» è «quello della comunione», arriva a concludere che la comunicazione deve essere partecipazione. «La partecipazione è un fatto di vita morale che subordina a sé l’attività teoretica». La cultura è «il luogo della partecipazione riflessiva» della società per cui c’è un continuo movimento «di attivazione e di scambio che dalla riflessione va alla partecipazione e alla vita». Ma c’è cultura e cultura. «Altro è la cultura accademicamente cristallizzata, che si appoggia su una dogmatica rigorosamente definita, che ha codificato una sua retorica, col proposito di durare, e perciò chiusa in sé, nei suoi asserti, nei suoi uomini, altro è la cultura aperta su tutto il reale, anche dunque e primamente sul divenire, che impone il concetto di partecipazione».

Nel numero successivo (Itinerari della coralità teatrica e drammaturgia televisiva, 2/1967) Apollonio riconosce alla televisione il compito di dare rispondenza e convergenza al «popolo nuovo» che non può e non deve essere massa, pubblico, ma gruppo che mette in atto «la cultura consapevolmente e liberamente inverata». Una società come coro punta all’unità delle diversità, alla polifonia di voci, al pluralismo culturale come creazione sinfonica.

Qui si radica la vocazione interdisciplinare della rivista, in cui diverse prospettive scientifiche si incrociano in stretto dialogo fra loro e alla quale sono da ricondurre molti studi fondativi (come quelli in due numeri monografici su La rappresentazione del corpo nella filosofia e nelle arti, a cura di Annamaria Cascetta e Virgilio Melchiorre, 3-4, 1980 e 3-4, 1981) ed esplorazioni che nel corso dei decenni hanno mirato a sondare l’interazione fra il teatro – matrice storica delle forme della rappresentazione – e altri media come la TV (Fantasmi del palcoscenico. Presenze teatrali nella televisione italiana di ieri e oggi, a cura di Giorgio Simonelli, 3-4/1991), o la radio (Laura Peja, La parola disincarnata. Stato della questione della drammaturgia radiofonica di Samuel Beckett, 1/1999) e i linguaggi artistici (Teatro e arti visive: intersezioni dell’ultimo Novecento, a cura di Roberta Carpani, 2/2010), indagando anche la specificità dell’esperienza teatrale nei tratti che ne segnano la differenza (Pier Cesare Rivoltella, La differenza comunicativa nel teatro. Aspetti teorici e implicazioni educative, 1/1996), o affrontando temi, come ad esempio il comico, in modo trasversale (Risate senza fine. Costanti e tendenze della comicità nello spettacolo, a cura di Giorgio Simonelli e Armando Fumagalli, 1/1993).

Quando negli anni Settanta scoppia in Italia la rivoluzione del teatro, si passa dal primato della rappresentazione al primato dell’azione e negli “Annali” troviamo saggi come quello di Renata Molinari (Ipotesi per una lettura di Artaud: il “doppio” alla luce del concetto nicciano di rappresentazione, 1-2/1975) e Annamaria Cascetta (Negazione e nuove vie della “rappresentazione”. Note su Grotowsky, sul Living Theatre e sull’Odin Teatret, 1-2/1975). Sisto Dalla Palma – che fa conoscere in Italia le figure più importanti del teatro di ricerca del secondo Novecento ospitandole presso il Centro di Ricerca per il Teatro a Milano, nato tra i banchi della Scuola Superiore delle Comunicazioni Sociali da un gruppo di allievi come Franco Laera, Renata Molinari, Paolo Viola e Paolo Zenoni capeggiati da Sisto Dalla Palma– scrive una fulminante introduzione (Teatro popolare: diversità dei vicini, 2/1977) al primo numero monografico della rivista, dedicato alle Forme drammatiche popolari, il primo anche di una fertile linea di studi sulla festa e sul teatro come cultura aperta, corale, opposta alla drammaturgia classica, della scrittura, della separazione, che verrà portata avanti nei decenni successivi da Claudio Bernardi (La festa dei folli, 2, 1977; Festa e teatro nel medioevo: la festa degli Innocenti, 1/1981; Il corpo in festa: il carnevale, 3-4/1981). Le diramazioni della riflessione fondativa sullo statuto dell’esperienza teatrale nei suoi nessi essenziali con il rito, la festa e il gioco (Dalla Palma, Gioco e teatro nell’orizzonte simbolico, 2-3/1985) conducono agli studi che esplorano gli intrecci fra teatro ed educazione (Educazione e teatro, a cura di Benvenuto Cuminetti, 1/1985) e sfoceranno poi nello studio e progettazione delle pratiche che mettono al centro dell’esperienza teatrale la sua valenza di cura e costruzione dell’individuo e del gruppo (Claudio Bernardi, Il teatro della pietà. La fondazione del corpo politico nella Passione di Cristo, 2/2003), con diversi numeri monografici dedicati al “teatro sociale” (Missioni impossibili. Esperienze di teatro sociale in situazioni di emergenza, a cura di Claudio Bernardi e Daniela Perazzo, 3/2001; Comunità in atto. Conflitti globali, interazioni locali, drammaturgie sociali a cura di Claudio Bernardi e Chiara Giaccardi, 3/2007; Per-formazione. Teatro e arti performative nella scuola e nella formazione della persona, a cura di Claudio Bernardi e Maddalena Colombo, 2/2011). Un ulteriore sviluppo della riflessione sul teatro come strumento per migliorare e modellare le relazioni interpersonali e perciò come occasione per contribuire al benessere del singolo e del gruppo, ha prodotto gli studi che sondano la pertinenza ed efficacia delle tecniche teatrali nei contesti dell’impresa (Il teatro al lavoro. Teorie e tecniche del teatro nel mondo del lavoro, a cura di Giovanna Zanlonghi, 2/2005)

La linea fondativa del rapporto fra teatro e rito, radicata nel magistero di Apollonio (indagato in un numero doppio monografico del 1986 – dal titolo La parola responsabile – e del 1987 – Una giornata di studio su Mario Apollonio), si è declinata anche nella ricerca storica: per un verso si evidenzia la costante attenzione alle forme della scrittura teatrale nel Novecento che è stata approfondita in diversi studi orientati a fondare un approccio metodologico efficace di lettura dei testi drammatici e recitativi (Scritture per la scena, a cura di Annamaria Cascetta, 2/1997). L’attenzione all’evoluzione del linguaggio teatrale contemporaneo ha portato alla rinnovata focalizzazione della categoria della performance, vera cartina di tornasole di una scena attuale che sempre più si costituisce come voce critica e specchio di una crisi (Il teatro verso la performance, a cura di Annamaria Cascetta, 1/2014).

Su un altro versante le intersezioni tra festa, rito e teatro hanno costituito il fondamento anche di una linea di ricerca storica dedicata alla ricostruzione e interpretazione del teatro e della teatralità a Milano e in Lombardia in età spagnola e nell’età austriaca, guidata da Annamaria Cascetta con la collaborazione di Claudio Bernardi e Roberta Carpani (in particolare i monografici Forme della scena barocca, a cura di Annamaria Cascetta, 2-3, 1993; Aspetti della teatralità a Milano nell’età barocca, a cura di Annamaria Cascetta, 1-2/1994; Immagini, visioni, epifanie. Professionisti e dilettanti sulla scena milanese fra età spagnola ed età austriaca, 2-3/2000 a cura di Annamaria Cascetta e Roberta Carpani; Immagini dello spazio e spazio della rappresentazione. Percorsi settecenteschi fra arte e teatro, a cura di Andrea Spiriti e Giovanna Zanlonghi, 2/2006).

Presenza continuativa sono i saggi sulla danza (per esempio il monografico Ai confini della danza, a cura di Alessandro Pontremoli, 4/1999) e sul nesso di tale genere con la complessità delle esperienze sceniche, considerate in una prospettiva non logocentrica ma scenocentrica; pure scenocentrico – come era del resto originariamente l’esperienza della tragedia greca – è anche l’approccio della ricerca, inaugurata nel 1986 da Annamaria Cascetta (La tragedia inattuale. Un’ipotesi di ricerca, 1-2/1986) sulla messa in scena e l’attualità dei grandi classici del teatro a partire dai tragici greci (Sacrifici al femminile. Alcesti in scena da Euripide a Raboni a cura di Maria Pia Pattoni e Roberta Carpani, 3/2004).

Roberta Carpani

 

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