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Video-diary like auto-ethnography. A model for field research on the forms of self-documentation through audiovisual hand-held devices

digital Video-diary like auto-ethnography. A model for field research on the forms of self-documentation through audiovisual hand-held devices
Articolo
rivista COMUNICAZIONI SOCIALI
fascicolo COMUNICAZIONI SOCIALI - 2012 - 3. L'impulso autoetnografico. Radicamento e riflessività nell'era intermediale
titolo Video-diary like auto-ethnography. A model for field research on the forms of self-documentation through audiovisual hand-held devices
autori
editore Vita e Pensiero
formato Articolo | Pdf
online da 2012
issn 03928667 (stampa) | 18277969 (digitale)
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€ 6,00

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RIASSUNTO
Il saggio espone i risultati di una ricerca esplorativa condotta per comprendere se la produzione di un videodiario sia un metodo adatto per la conduzione di una ricerca autoetnografica. Nello specifico, la ricerca ha monitorato, tramite metodo qualitativo, la pratiche di autorappresentazione di quattro soggetti (due uomini e due donne) nel processo di produzione di un videodiario, realizzato per lo più tramite dispositivi audiovisivi portatili. Dal punto di vista metodologico, le diverse fasi della ricerca hanno richiesto l’uso di un approccio multidisciplinare, che integrasse la prospettiva etnografico-visuale con la teoria del film e dei media audiovisivi, così come una ripresa di alcuni concetti inerenti alla riflessione filosofica sull’autorappresentazione. Una pratica di produzione diaristica condotta con dispositivi audiovisivi portatili in che cosa si differenzia rispetto a precedenti forme di auto-narrazione prodotte con altri dispositivi mediali? In quale modo prende forma l’impulso al radicamento nel momento in cui la scrittura del sé è realizzata tramite immagini? Spinto da nuove possibilità di immediatezza, oggettività e autenticità, garantite dall’uso delle nuove tecnologie digitali, l’autore del videodiario sembra aver lasciato definitivamente sullo sfondo la scrittura diaristica come esercizio di introspezione e di rielaborazione del passato. In questo senso, il videodiario è stato apprezzato da tutti i soggetti coinvolti perché ha consentito la possibilità di cogliere l’istante nell’attimo concreto della sua realizzazione, come frammento significativo nel perimetro spazio-temporale in cui si dispiega.

SUMMARY
The essay aims to illustrate the results of an exploratory research conducted to understand if the production of a video-diary is a suitable method for an autoethnographic research. In particular, the inquiry has monitored, with a qualitative method, the self-representation practices of four subjects (2 men and 2 women) during the creation of a video-diary, mainly made through hand-held audiovisual devices. From a methodological point of view, the different steps of the research need to adopt a trans-disciplinary approach, integrating a visual-ethnographic perspective with the theory of film and audiovisual media, as well as a philosophical account on self-representation. How is a diary practice conducted through a hand-held audiovisual device different from previous forms of self-narration with other media? Can we talk about forms of socio-cultural grounding that emerge from processes of self-writing through images? Pushed by the new rising drives of immediacy, objectivity, and authenticity, thanks to the digital technologies, the author of a video-diary seems to have definitely left on the background the diary writing as a tool of introspective exercise and reworking of the past. In this sense, the video-diary has been fully appreciated for the chance granted of shooting a moment in its realization, as something that signifies inside the space and temporal perimeter in which is happening.

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