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Il confine della bellezza: «Venise sauvée» di Simone Weil

digital Il confine della bellezza: «Venise sauvée» di Simone Weil
Articolo
rivista COMUNICAZIONI SOCIALI
fascicolo COMUNICAZIONI SOCIALI - 2012 - 1. Il teatro al femminile: declinazioni e intersezioni di due differenze
titolo Il confine della bellezza: «Venise sauvée» di Simone Weil
autore
editore Vita e Pensiero
formato Articolo | Pdf
online da 01-2012
issn 03928667 (stampa) | 18277969 (digitale)
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RIASSUNTO
La tragedia incompiuta Venise sauvée è un enigma e, insieme, un cristallo geometricamente perfetto. Oggetto di scarso interesse fino a oggi all’interno degli studi weiliani, la pièce concentra in versi e immagini il pensiero assoluto dell’autrice permettendo di approfondirne luci e ombre. Al tempo stesso quest’opera consente di avvicinare riscritture novecentesche poco conosciute del teatro tragico e di metterne alla prova forme e contenuti attraverso occhi femminili, appassionati di perfezione: occhi ‘imperdonabili’. Obiettivo precipuo di questo saggio è analizzare la genesi, la struttura drammaturgica e i principali nodi teorici che scaturiscono dal testo drammatico al fine di investigare il conflitto e, insieme, l’insospettabile rimozione, che li caratterizza. Più nello specifico, attraverso l’intersezione della pièce con altre opere della stessa autrice o prese da lei a modello, si vuole mostrare come la bellezza – concetto chiave del pensiero weiliano – finisca per tradire la trama stessa della realtà da cui trae origine – e di cui si offre quale accesso privilegiato – se tende ad annullarne la contraddizione. Il tragico non è negoziabile o redimibile e il bello scaturisce soltanto da ogni aporia consumata fino in fondo: è confine sottile e in continua oscillazione tra opposti inconciliabili che chiede di essere abitato.

SUMMARY
The unfinished tragedy Venise sauvée is an enigma and, at the same time, a geometrically perfect crystal. Subject of little interest, to this date, within the weilian studies, the play gathers in verses and pictures the absoluteness of thought of the author, allowing to deepen its shadows and highlights. At the same time, this play allows as well to bring little-known twentieth-century rewritings of tragedy in light, and testing its forms and contents through the eyes of women, lovers of perfection: eyes which are ‘unforgivable’. Primary objective of this paper is thus to analyze the genesis, the dramatic structure and the main theoretical points arising from the dramatic text in order to investigate the conflict and, together, the unexpected displacement which characterizes them. More specifically, through the intersection of the play with other works by the same author or with works taken by the author as model works, we want to show how beauty, which stands as a key concept of the weilian thought, ends up betraying the very fabric of the reality from which it originates (and to which it offers itself as a privileged way of access) when it tends to cancel contradictions. The tragic is not negotiable or redeemable, and beauty springs only from all aporia which are worn down to the bottom: thin line it is, and in constant oscillation between irreconcilable opposites which just ask to be lived.

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