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La manipolazione dell'immagine in politica. Il caso Sarah Palin

digital La manipolazione dell'immagine in politica. Il caso Sarah Palin
Articolo
rivista COMUNICAZIONI SOCIALI
fascicolo COMUNICAZIONI SOCIALI - 2009 - CSonline 2. Il candidato. Media e politica alla prova del voto
titolo La manipolazione dell'immagine in politica. Il caso Sarah Palin
autore
editore Vita e Pensiero
formato Articolo | Pdf
online da 2009
issn 03928667 (stampa) | 18277969 (digitale)
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La comunicazione politica vive, oggi più che mai, di immagini. È una comunicazione che tende a privilegiare i codici visivi rispetto a quelli verbali perché di impatto più immediato, più facilmente comprensibili dal pubblico, più efficaci quanto alla capacità di suscitare nel pubblico stesso l’effetto sperato. Sia esso un effetto di informazione, di persuasione o di propaganda. Quanto ai codici verbali, che comunque continuano a essere presenti, essi rispondono alle esigenze di una nuova forma di retorica che, ancora una vota, nella cultura visuale trova il proprio fondamento. L’immagine è dunque lo strumento privilegiato attraverso cui la politica e i suoi protagonisti raggiungono il pubblico, dialogano con gli elettori, si fanno conoscere come persone e per le idee che rappresentano. La politica sembra quindi rinverdire il vecchio adagio in ragione del quale «vedere è sapere». Oltre che sul versante della comunicazione politica, l’uso dell’immagine si sta facendo sempre più strategico anche sul fronte dell’informazione politica, tanto quella mainstream quanto quella, oggi altrettanto rilevante, che si alimenta grazie al citizen journalism e a tutte le altre forme di partecipazione che nascono e si sviluppano sul web. Tuttavia, l’uso dell’immagine in politica non si sottrae ai rischi che dell’immagine stessa sono congeniti e che hanno a che fare con la – a sua volta – congenita capacità dell’immagine di mentire: perché ciascun osservatore vede nell’immagine ciò che la sua sensibilità gli suggerisce; perché nell’immagine c’è, sempre e comunque, l’impronta di colui che l’ha scattata; perché, come scrive Corrado Ricci a proposito della fotografia (ma con un ragionamento estensibile a tutta la galassia del visivo), essa «sorprende un attimo isolato che manca del suo precedente e del suo susseguente, ossia di quello che determina il gesto e di quello che lo risolve».  


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