Street art. La città fra under e overground - Marco Tomassini - Vita e Pensiero - Articolo Comunicazioni Sociali Vita e Pensiero

Street art. La città fra under e overground

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Street art. La città fra under e overground
Articolo
rivista COMUNICAZIONI SOCIALI
sezione Open Access
titolo Street art. La città fra under e overground
autore
editore Vita e Pensiero
formato Articolo | Pdf
online da 12-2009
issn 0392-8667 (stampa) | 1827-7969 (digitale)
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Nello spazio urbano si concentrano da sempre le sedi e le principali campagne pubblicitarie outdoor di imprese e brand, nazionali e internazionali. Sempre lo spazio urbano ospita i più noti e articolati circuiti artistici istituzionali, le cui gallerie, i cui musei e le cui collezioni espongono opere di autori riconosciuti e legittimati al proprio interno. Tuttavia, è ancora lo spazio urbano ad assistere alla proliferazione e alla moltiplicazione di forme di creatività surrettizia, frutto di pratiche anonime e per lo più illegittime che si inscrivono direttamente sul suo “corpo”. Performance dal carattere effimero che fanno della città una scena e un supporto, potenzialmente rappresentando una riserva di spontaneità e originalità che sia attori del mainstream culturale ed economico, sia rappresentanti del mondo dell’arte “ufficiale” hanno interesse ad assorbire, per rinnovare la propria offerta e, spesso, connotare prodotti e marchi di valori trasgressivi e anticonformisti. Interesse che li porta non solo a servirsi delle estetiche di simili forme di creatività, ma anche, in molti casi, a mutuarne le pratiche e le tecniche illegittime, in netto contrasto con la loro trasparenza e il loro statuto legale. A loro volta, molti esponenti di questi mondi underground, prescindendo da istanze resistenti, sfruttano le opportunità concessegli da attori istituzionali e mainstream in vista della propria legittimazione presso il più ampio pubblico possibile. Una legittimazione che non si traduce necessariamente nello snaturamento delle peculiarità pubbliche e metropolitane delle loro opere, ma che piuttosto è finalizzata alla loro valorizzazione nel tessuto esterno della città, il solo contesto capace di esaltarne a pieno le potenzialità espressive. Questo sembra infatti il principale obiettivo di molti esponenti di quel variegato insieme di forme di creatività urbana cui, negli ultimi anni, si fa spesso riferimento attraverso la definizione di street art, la cui genericità è utile alla codificazione e alla qualificazione presso pubblici non specialistici di un oggetto le cui manifestazioni, altrimenti, risultano troppo disomogenee per essere comprensibili entro una cornice unitaria. Attraverso interviste di scenario ad alcuni dei suoi esponenti gravitanti nell’orbita di Milano, il saggio si è dunque concentrato sul fenomeno street art, affrontando il ruolo dello spazio urbano come territorio di confronto, contatto e commistione tra istanze e attori che è possibile definire “strategici”, e altri che possono invece dirsi “tattici”. Il riferimento va esplicitamente alla terminologia e al pensiero di Michel De Certeau, cui si è fatto ricorso nel tentativo di elaborare una cornice concettuale a un oggetto reso difficilmente leggibile dalla sua stessa, magmatica eterogeneità.

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Anno: 2021 - n. 2

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