Il paesaggio sonoro nel cinema di Michelangelo Antonioni. Da «Cronaca di un amore» all'«Eclisse» - Roberto Calabretto - Vita e Pensiero - Articolo Comunicazioni Sociali Vita e Pensiero

Il paesaggio sonoro nel cinema di Michelangelo Antonioni. Da «Cronaca di un amore» all'«Eclisse»

digital Il paesaggio sonoro nel cinema di Michelangelo Antonioni. Da «Cronaca di un amore» all'«Eclisse»
Articolo
rivista COMUNICAZIONI SOCIALI
fascicolo COMUNICAZIONI SOCIALI - 2011 - 1. Cinema e sonoro in Italia (1945-1970)
titolo Il paesaggio sonoro nel cinema di Michelangelo Antonioni. Da «Cronaca di un amore» all'«Eclisse»
Autore
Editore Vita e Pensiero
formato Articolo | Pdf
online da 02-2011
issn 0392-8667 (stampa) | 1827-7969 (digitale)
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Nel cinema di Antonioni la musica si pone come presenza di grande interesse, a partire dai documentari fino a giungere agli ultimi film. È però una «musica realistica», come la definirà significativamente lo stesso regista, che utilizza i rumori e le sonorità elettroniche, lontana dagli stereotipi che allora imperversavano nel cinema italiano. Antonioni, pertanto, non nega l’importanza della colonna sonora ma piuttosto ne ripensa le funzioni e lo statuto. L’evidenza di alcune scelte, come i rumori, la manipolazione sonora e la musica diegetica, solitamente additate come la cifra stilistica maggiormente evidente della sua poetica, non deve comunque far passare inosservata la presenza della musica di commento. Una presenza singolare e originale, per cui egli si serve di molti compositori, a partire da Giovanni Fusco per giungere ai Pink Floyd. In queste pagine verrà così preso in esame il paesaggio sonoro del cinema antonioniano da Cronaca di un amore fino all’Eclisse, al cui interno le sperimentazioni del regista ferrarese si fanno sentire con le caratteristiche dell’evidenza.

In Antonioni’s cinema, music stands as a presence of great interest, from the documentaries to the latest movies. However, it is a «realistic music», as the director himself significantly defined it. In fact, he used the noises and electronic sounds in a way that was far from the stereotypes that raged in the Italian cinema of the period. Antonioni, therefore, does not deny the importance of the soundtrack, but rethinks its functions and status. However, the evidence of some choices, such as noises, sound manipulation and diegetic music, usually singled out as the most obvious style of his poetry, should not pass the presence of the musical comment unnoticed. It is a unique and original presence, for which he used many composers, from Giovanni Fusco to the Pink Floyd. This essay will now consider the soundscape of Antonioni’s films from Cronaca di un amore to Eclisse, in which the director’s experimentation is most evident.

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Anno: 2021 - n. 2

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