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«Alla sempre bella, e virtuosa»: materiali per uno studio della figura femminile nel teatro fra Seicento e Settecento

digital «Alla sempre bella, e virtuosa»: materiali per uno studio della figura femminile nel teatro fra Seicento e Settecento
Articolo
rivista COMUNICAZIONI SOCIALI
fascicolo COMUNICAZIONI SOCIALI - 2012 - 1. Il teatro al femminile: declinazioni e intersezioni di due differenze
titolo «Alla sempre bella, e virtuosa»: materiali per uno studio della figura femminile nel teatro fra Seicento e Settecento
autore
editore Vita e Pensiero
formato Articolo | Pdf
online da 01-2012
issn 03928667 (stampa) | 18277969 (digitale)
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€ 6,00

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RIASSUNTO
La poesia d’occasione dedicata agli artisti di teatro si è rivelata fonte interessante per la storia dell’attore, utile a ricostruire il rapporto di significazione fra scena e pubblico; un contributo che necessita però della dovuta contestualizzazione e di circoscritti territori di analisi antropologica. Anche a Milano si componevano versi per elogiare i talenti della scena, soprattutto per le figure femminili che affascinavano col canto o la danza. Il saggio rende noti alcuni componimenti conservati presso la Biblioteca Braidense, dedicati ad alcune virtuose fra Seicento e Settecento: Barbara Riccioni, Maria Landini e Caterina Gabrielli. Attraverso l’analisi dei versi si intende ripercorrere alcune tappe della nascita della nuova professione della cantante, nonché evidenziare le sue trasformazioni nel corso del Settecento, che porteranno all’emarginazione dei sopranisti; si potrà identificare la peculiarità dell’arte femminile delle cantanti dell’epoca; delineare la fisionomia e le aspettative del pubblico, il suo mutare nel tempo: un pubblico differenziato, appassionato, sempre più colto, che richiese una maggiore competenza teatrale e musicale, nonché di assecondare quella transizione verso il vero a cui si orientava la cultura. Inoltre, grazie ai dati e ai libretti rintracciati, si contribuirà a delineare maggiormente la vita professionale di queste artiste della scena, Riccioni e Landini in particolare, sulle quali mancano specifiche biografie. Anche se talvolta stucchevoli, queste poesie sono dunque apprezzabili per perpetuare la memoria delle artiste e per ricostruire la cultura teatrale d’un tempo: un’attenzione maggiore a questi componimenti ‘minori’ apre alla storia del teatro nuovi fecondi percorsi di ricerca.

SUMMARY
The occasional poetry dedicated to theatre artists, has been an interesting source of information for the study of the history of actors, useful in retracing the significant relation between stage and public: this is nevertheless a contribution which requires the right context and well defined areas of anthropological analysis. In Milan also verses were composed to praise talents of the stage, especially women who fascinated the public with their singing and dancing. This essay brings to light some of the works kept in the Biblioteca Braidense, some of which dedicated to virtuosas of the 17th and 18th centuries: Barbara Riccioni, Maria Landini and Caterina Gabrielli. The analysis of the verses chronicles stages of the birth of the new professional singers and underlines that transformation during the seventeen hundreds which brought about a marginalization of male sopranos. It will thus be possible to identify the peculiarities of the art of the female singers of that period; to outline the public’s characteristics and expectations, which changed over time: a differing public, passionate, ever more cultured, demanding a greater theatrical and musical experience, as well as seconding that move towards truth to which culture was steering. Moreover, thanks to data and librettos which have been tracked down, it will be possible to delineate better the professional life of these stage artists Riccioni and Landini in particular, who are lacking specific biographies. Even though tiresome and affected at times, these poems are still appreciable to perpetuate the artists’ memory and to recreate the theatre culture of that period: a greater attention to these ‘minor’ works opens new research paths for the history of the theatre.

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Anno: 2019 - n. 2

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