Chi sono, dove sono, che cosa edito di me (in immagini e/o parole) - Carmelo Marabello - Vita e Pensiero - Articolo Comunicazioni Sociali Vita e Pensiero

Chi sono, dove sono, che cosa edito di me (in immagini e/o parole)

digital Chi sono, dove sono, che cosa edito di me (in immagini e/o parole)
Articolo
rivista COMUNICAZIONI SOCIALI
fascicolo COMUNICAZIONI SOCIALI - 2012 - 3. L'impulso autoetnografico. Radicamento e riflessività nell'era intermediale
titolo Chi sono, dove sono, che cosa edito di me (in immagini e/o parole)
autore
editore Vita e Pensiero
formato Articolo | Pdf
online da 03-2012
issn 0392-8667 (stampa) | 1827-7969 (digitale)
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RIASSUNTO
Il saggio si propone un’analisi delle pratiche autoetnografiche di taglio prevalentemente genealogico, privilegiando l’esame di alcuni classici del pensiero etnologico, testi dove la pulsione riflessiva e autoetnografica si manifestano sia in forma esplicita, o tramite scelte stilistiche peculiari, come nel caso di Lévi-Strauss o Crapanzano. Tuttavia, il saggio si interroga sulla possibilità di pensare l’autoetnografia sul terreno delle culture visive, nell’ambito della produzione di materiali filmici di carattere etnografico. Materiali dove la dimensione del soggetto, tatticamente o strategicamente, ai fini del discorso scientifico, si esplicita, oppure si occulta. In questa luce l’analisi delle forme di autobiografia per immagini e di edizione del sé di Lévi-Strauss, o la scelta di Derrida di presentarsi autoetnograficamente in forma esplicita in un film firmato da Safaa Fahti, sono oggetto di indagine nel quadro di un’interrogazione di fondo: la liceità stessa dell’autoetnografia, la sua praticabilità e i suoi limiti nelle pratiche di ricerca sociale.

SUMMARY
This essay aims to analyze those self-ethnographical practices which have a genealogical angle, favoring the overview of some ethnology classic texts, in which the reflective and self-ethnographic impulse reveals itself explicitly, or through peculiar stylistic choices, such as with Lévi-Strauss or Crapanzano. Nevertheless, this essay questions the possibility of considering self-ethnography on the ground of visual cultures, within the boundaries of ethnographic film production. Materials where the dimension of the subject, tactically or strategically, either comes out or hides itself for the purposes of scientific debate. Under this light, the analysis of autobiographies through images and self-editing by Lévi-Strauss, or Derrida’s choice to present himself self-ethnographically in an explicit form in a video filmed by Safaa Fahti, are studied in the context of a deep query: self-ethnography’s being licit, its being feasible and its limits in social research practices

Ultimo fascicolo

Anno: 2021 - n. 2

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